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  1. Qual è l’altezza massima di getto?
  2. Sulla finitura incide di più il fenolico o il disarmante?
  3. Si possono movimentare a mano?
  4. Qual è una dotazione standard indicativa?
  5. Quanto durano le casseforme per pareti?
  6. Quanti mq di casseforme per pareti trasporto con un bilico?
  7. Come mi devo comportare se devo gettare calcestruzzo SCC?
  8. Quanti mq di casseforme per pareti posso movimentare con la gru?
  9. E’ possibile utilizzare vibratori esterni a parete?
  10. Ogni quanto tempo occorre cambiare il manto fenolico?

 

  1. Qual è l’altezza massima di getto ammissibile?

L’altezza massima di getto per le pareti con casseforme a telaio dipende da diversi fattori:

  • Resistenza a pressione dei pannelli utilizzati: ogni tipo di pannello ha una resistenza massima a pressione a seconda del tipo di telaio che lo forma. Telai più spessi e pesanti solitamente garantiscono resistenze a pressione maggiori. Normalmente le casseforme a telaio resistono ad una pressione massima di 60 kN/mq.
  • Lavorabilità del calcestruzzo utilizzato: calcestruzzi più liquidi comportano pressioni maggiori. Particolare attenzione va posta quando viene utilizzato un calcestruzzo autocompattante (SCC, vedi domanda n. 7).
  • Tempi di riempimento: maggiori velocità di riempimento provocano maggiori pressioni sulle casseforme. Quando si utilizzano calcestruzzi liquidi, con altezze di getto importanti, è fondamentale mantenere una bassa velocità di getto che il produttore delle casseforme dovrebbe indicare con apposite tabelle. Attenzione che influisce anche la temperatura di getto.

Un altro fattore da tenere presente è la possibilità di vibrazione del getto quando si superano determinate altezze. Al di sopra dei 6 mt, infatti, è più difficile la vibrazione del calcestruzzo con il vibratore ad ago, sistema usato abitualmente. Questo comporta l’utilizzo di vibratori esterni a parete, il cui posizionamento è da studiare appositamente (vedi domanda n. 9).

 

  1. Cosa incide sulla finitura del getto?

Capita che, a disarmo avvenuto, sulla finitura del calcestruzzo rimangano macchie più scure o bolle d’aria. Solitamente la causa dei due problemi è differente. Le macchie più scure possono essere date da un disarmante di bassa qualità, che in alcune zone reagisce con il calcestruzzo provocando differenze di pigmentazione. Le bolle d’aria, invece, dipendono per lo più da una vibrazione non eseguita bene; possono però essere conseguenza anche di una non perfetta pulizia della cassaforma, per esempio perché non è stato distribuito il disarmante in maniera completa ed uniforme.

In generale, per finiture architettoniche faccia a vista, si consiglia sempre l’utilizzo di manti fenolici nuovi, così da evitare possibili imperfezioni date da difetti di usura del manto, o da eventuali riparazioni dello stesso.

 

  1. E’ possibile movimentare a mano le casseforme a telaio per pareti?

Le casseforme per pareti si dividono in due grandi famiglie: quelle manuali, più leggere e meno resistenti, e quelle più pesanti movimentabili con gru.

  • Casseforme manuali: sono pannelli con telaio in alluminio o metallo leggero, con un peso che solitamente non supera i 30 kg/mq. Tali casseforme sono movimentabili manualmente, ma hanno lo svantaggio di essere meno resistenti alla pressione del calcestruzzo, e meno durabili nel tempo. Sono utilizzate soprattutto in quei Paesi dove si fa ancora poco utilizzo della gru, essendo il costo della mano d’opera ancora molto economico.
  • Casseforme movimentabili con gru: i pannelli ‘pesanti’ sono invece movimentabili solo con mezzi di sollevamento meccanici. Tali pannelli non si possono movimentare a mano, avendo pesi normalmente superiori ai 40 kg/mq.

 

  1. Quale può essere una dotazione standard indicativa?

Spesso di fronte ad un nuovo cantiere sorge la domanda: quanti metri quadrati di casseforme per pareti ho bisogno per far fronte al mio cantiere?

E’ difficile, se non impossibile, definire una dotazione che sia standard per ogni cantiere. Ogni progetto ha la sua dimensione, difficoltà, peculiarità. Possiamo però definire quali sono i criteri con cui individuare la dotazione corretta per ogni cantiere:

  • Numero di operai: innanzitutto è importante definire il numero di dotazioni in funzione del numero di squadre di operai utilizzate in cantiere. Su cantieri di grandi dimensioni vengono impiegate più squadre di mano d’opera contemporaneamente, con la necessità quindi di dotazioni dedicate ad ogni squadra.
  • Numero di gru: occorre fare attenzione che la dotazione di casseforme non sia sovradimensionata rispetto al numero di gru presenti in cantiere. A volte vi è il rischio di dover rallentare la produzione perché la dotazione di casseforme è maggiore rispetto alla possibilità di movimentazione.
  • Tempistiche del cantiere: è chiaro che per la realizzazione dei muri ci sono dei tempi tecnici che, in condizioni standard, sono piuttosto prevedibili. E’ vero però che, in alcuni cantieri, le tempistiche imposte costringono l’abbattimento di tali tempi, e quindi all’aumento di numero di operai e, quindi, di dotazioni di casseforme.

 

  1. Quanto durano le casseforme per pareti a telaio?

La durabilità nel tempo delle casseforme a telaio per pareti è dipendente da tre variabili:

  • Materiale della cassaforma: la durata nel tempo del telaio è differente a seconda che il materiale sia alluminio o acciaio. L’alluminio è un materiale meno resistente agli urti, e quindi ha una durata di vita minore che l’acciaio.
  • Qualità, rivestimento, e quantità di acciaio che forma il pannello: la qualità e il rivestimento dell’acciaio influiscono sulla durata del telaio. Telai in acciaio con zincatura a caldo garantiscono durate di vita maggiori rispetto ai telai ricoperti con pittura o zincati a freddo.
  • Modalità di utilizzo in cantiere: l’utilizzo in cantiere è ovviamente un fattore influente sulla durata del materiale. Il cantiere è un luogo esposto a colpi ed eventi metereologici, ed anche la modalità di cura e conservazione nel tempo delle casseforme (condizioni di stoccaggio) incide sulla sua durata utile.

Nota: per ‘durabilità’ si intende la durata nel tempo del telaio, prescindendo quindi dalla durata del manto fenolico che ovviamente si usura molto più velocemente, ma che è possibile cambiare quando diventa inutilizzabile.

 

  1. Quanti mq di casseforme per pareti si possono trasportare con un bilico?

La quantità di metri quadrati trasportabili con un bilico dipende dal parametro peso/volume dell’insieme del carico. Tale parametro varia a seconda del tipo di casseforme per pareti, ovvero delle misure del telaio, del peso e della modalità di carico. Indicativamente, un bilico caricato completamente può ospitare tra i 250 e i 280 mq di casseforme per pareti (e relativi accessori).

 

  1. Che accortezze devo tenere in considerazione se si getta con calcestruzzo SCC?

Il calcestruzzo autocompattante (Self Compacting Concrete) ha la caratteristica di essere più fluido rispetto agli altri tipi di calcestruzzo normalmente utilizzati in cantiere. Viene utilizzato nei casi in cui si desidera ottenere una finitura del calcestruzzo molto curata, o nei casi in cui si voglia evitare il procedimento di vibrazione del calcestruzzo, per motivi di altezza di getto, di tempistiche o di poco spazio tra i ferri di armatura (leggi calcestruzzo SCC).

Quando si utilizza questo tipo di calcestruzzo, è bene porre molta attenzione alle pressioni di getto agenti sulle casseforme, in quanto la maggiore fluidità implica un notevole aumento di tale pressione, che si avvicina molto a quella idrostatica. In caso di altezze di getto elevate, tanto da superare le pressioni ammissibili dalla cassaforma a telaio, si possono porre in atto le seguenti azioni:

  • Diminuire e controllare la velocità di getto secondo quanto indicato dal produttore delle casseforme;
  • Rinforzare le casseforme per pareti.

 

  1. Quanti mq di casseforme per pareti posso movimentare con la gru?

La quantità di pannelli movimentabili con la gru dipende da due fattori:

  • Portata della gru nel punto di movimentazione;
  • Peso dei pannelli

Pertanto il conto è semplice: occorre solo verificare che il peso dei mq di pareti che si vogliono sollevare sia minore della portata del mezzo di sollevamento in quel punto.

Occorre fare attenzione a due aspetti:

  • Attenzione alla portata della gru nel punto di movimentazione: più ci si allontana dal basamento, più si abbassa la portata del mezzo.
  • Movimentare i pannelli sempre con due ganci di sollevamento: la sicurezza durante la movimentazione deve essere sempre prioritaria.

 

  1. E’ possibile utilizzare vibratori esterni a parete?

Sì, per la compattazione del calcestruzzo i vibratori a parete sono un’alternativa possibile ai classici vibratori ad ago. Sono però da tenere in considerazione i seguenti punti:

  • Richiedono una progettazione ad hoc, in quanto occorre studiare il posizionamento, la quantità e la movimentazione degli apparecchi durante il getto.
  • Hanno un costo superiore rispetto al classico vibratore ad ago.
  • Richiedono un impianto di aria compressa (se si utilizzano i vibratori pneumatici) o un impianto elettrico di potenza sufficiente (se vengono utilizzati quelli elettrici).

 

  1. Ogni quanto tempo occorre cambiare il manto fenolico?

Anche in questo caso il cambio del manto fenolico della cassaforma a telaio varia a seconda dell’utilizzo che viene fatto, e dell’obiettivo qualitativo che si vuole avere nel getto.

Da cosa dipende la durabilità del manto fenolico?

  • Dallo spessore del manto stesso, che solitamente varia tra i 15 mm e i 18 mm.
  • Dal corretto utilizzo e dalla corretta applicazione del disarmante prima di ogni getto. Se non viene applicato bene si rischia di strappare gli strati del manto a contatto con il fenolico, danneggiandolo anche in maniera vistosa.
  • Dalla cura con cui viene movimentato il pannello in cantiere: a volte i manti vengono danneggiati da colpi accidentali che creano squarci o addirittura veri e propri buchi.
  • Dalle condizioni di stoccaggio in magazzino: attenzione a non lasciare i pannelli fermi per mesi in luoghi umidi o esposti alle intemperie: questo potrebbe generare un eccessivo assorbimento di acqua nel manto, o un evidente essiccamento del legno (sotto il sole).

 

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